"Tagli e surtagli"... il titolo mi ricorda una famosa cantilena napoletana scaramantica contro il malocchio , che Peppino De Filippo canticchiava quando interpretava Pappagone :
" Aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglio, corna, bicorna, capa r’alice e capa r’aglio... [ ]".
In effetti, tagliare, o surtagliare, non è mica uno scherzetto !
Ancora oggi, da vero principiante, mi precipito a tagliare, per scoprire poi, che la carta del partner era una vincente ... Mi capita spesso e volentieri di beccare un taglio, quando sono il dichiarante, e di andare sotto come un pollo. Viceversa, quando sono in difesa, taglio e il dichiarante serenamente scarta una perdente, e mi stampa in faccia il contratto di manche.
Preso dai dubbi, non so mai se tagliare (o surtagliare) o meno, e mi paralizzo.
Ecco qui qualche "regoletta" che devo imparare a tenere a mente. Come in altri post, queste "regole" non sono mai assolute, valide al 100%, e so bene che prese a sè stanti, senza portare esempi concreti, sembrano sterili precetti dogmatici. Ma a me servono, ammesso che le ricordi, ed il vero "passo in avanti" lo compirò quando in una situazione reale, al tavolo, la regoletta mi apparirà improvvisamente, senza alcuno sforzo, e potrò constatare di persona la sua validità o meno in quel frangente.